La vera storia della pizza margherita

Breakapp · · 3 min di lettura
La vera storia della pizza margherita

La pizza Margherita nasce da una storia precisa: Napoli, fine ‘800, i tre colori dell’Italia unita su un disco di pane lievitato. Una storia che parla di cibo semplice, locale, popolare. E che oggi torna nelle scuole italiane attraverso le pizzette delle panetterie e dei ristoratori convenzionati — perché anche un pranzo a scuola può raccontare una tradizione.

La pizza margherita è la regina della nostra tavola, eppure la storia sulla sua creazione non è molto diffusa e soprattutto non tutti conoscono i dettagli della vicenda.

pizza

La storia racconta che nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito della pizzeria Brandi (Pietro… e Basta Così fondata nel 1780) ideò la pizza Margherita con pomodoro, mozzarella e basilico quali colori rappresentanti l’Italia. La creazione fu fatta quando Esposito fu convocato dalla real casa nella reggia di Capodimonte, dove si riunivano i re d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita, propose tre varianti diverse di pizza e la Regina scelse la sua preferita. Per omaggiare la regina d’Italia, Margherita di Savoia, Esposito scelse di attribuire proprio il suo nome alla pizza creata per l’occasione. C’è una lettera del 1889 di Camillo Galli, capo dei servizi della tavola della casa reale, che riporta: “Le confermo che le tre qualità di pizze da Lei confezionate per Sua Maestà la Regina vennero trovate buonissime”.

Eppure, secondo recenti studi, la storia della pizza preparata da Brandi sarebbe un falso storico. La pizza margherita è nata a Napoli prima del 1889, in particolare tra il 1796 e il 1810 infatti Francesco De Boucard nel 1866 in un pezzo su Napoli descrive alcuni tipi di pizza tra cui pizza margherita, pizza marinara e calzone “Le pizze più ordinarie, dette coll’aglio e l’oglio, han per condimento l’olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l’origano e spicchi d’aglio trinciati minutamente. Altre sono coperte di formaggio grattugiato e condite collo strutto, e allora vi si pone disopra qualche foglia di basilico. Alle prime spesso si aggiunge del pesce minuto; alle seconde delle sottili fette di mozzarella. Talora si fa uso di prosciutto affettato, di pomodoro, di arselle, ecc… Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi calzone”.

Pizza Sorbillo

Non è l’unico riferimento infatti già nel 1830 l’autore Riccio nel testo “Napoli, contorni e dintorni” descriveva una pizza a base di pomodoro, basilico e mozzarella. Dai ricettari si apprende che a quei tempi il pomodoro non era la base di tutto ma copriva gli altri ingredienti, veniva messo per ultimo. È interessante sapere che la pizza, intesa come disco di pasta su cui adagiare vari ingredienti, era un’usanza molto antica descritta persino da Virgilio nell’Eneide. La parola invece ha origine nel 997 in un contratto di locazione di un mulino sul fiume Garigliano dove si stabiliva l’omaggio che bisognava fare (12 pizze) ai proprietari oltre l’affitto.

Quindi in base a questi riferimenti è ovvio che la pizza che oggi tutti conosciamo e amiamo era già pronta prima che Raffaele Esposito la dedicasse alla Regina, il suo merito dunque è unicamente avergli dato il nome di “Margherita”.

 

Dalla pizza napoletana al pranzo in classe

Quello che rende vera una pizza è la stessa cosa che rende vero il pranzo a scuola: ingredienti freschi, preparazione locale, attenzione. In oltre 100 scuole italiane — molte negli istituti comprensivi senza refettorio — il servizio mensa SMAD porta in classe pasti cucinati la mattina dalle pasticcerie, panetterie e ristoratori del quartiere, già porzionati col nome del bambino. Per la scuola: nessun onere. Scopri come funziona SMAD.

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